Miki Astori non è solo un designer raffinato, è un viaggiatore attento e anche un ottimo cuoco. Dalla tradizione culinaria orientale, a lui ben nota, nasce il tavolo MEZ. Caratterizzato da una piastra centrale rotante, esso propone un diverso modo di presentare i cibi in tavola e quindi, per noi occidentali, anche un diverso modo di gestire la convivialità. Se pure parte da un modello di tavolo ricorrente in Asia, tuttavia Miki propone una serie di
operazioni di straniamento. Innnazitutto il colore: un bianco assoluto! saranno i diversi cibi a introdurre, giorno per giorno, colori sempre variati sulla tavola. Indi “la tovaglia”, quella tovaglia che, proprio per la presenza di una superficie sopraelevata e rotante non può esistere Miki la ripropone, disegnandola sul piano, serigrafandola sul vetro. Come un’antica trina, come il rincorrersi delle stelle in una costellazione. E allora,
curiosamente, scatta involontario un riferimento altro, il pensiero vola a quei bellissimi vetri, vasi, ma anche specchi, incisi e sabbiati, a raccontare all’inizio del secolo scorso, a Venezia, ma anche a Milano con Giò Ponti, storie di cavalieri e di dame, di angeli e di fiori. Ecco allora che Mez si pone culturalmente non come frutto di un design ormai globalizzato, ma come colto esempio di un possibile sincretismo tra due culture apparentemente molto lontane.