Tra XV e XVI secolo si impone anche in architettura lo stile rinascimentale. Il bello come somma di rapporti improntati a misura, proporzione. Il bello come ordine, armonia. Ne erano ispiratori i pavimenti classici dell’architettura antica, romana ed ellenistica. Ma anche la natura, l’ordine divino impresso alla creazione, riscontrabile anche nelle proporzioni del corpo umano (si pensi al celebre “uomo vitruviano” leonardesco). La figura demiurgica delle grandi cattedrali medievali lascia il posto
all’architetto. Dal greco trae il suo nome e dall’erudizione e dalla cultura la sua autorità. Col Rinascimento l’architettura civile rifiorisce. Non più castelli o fortezze, almeno in Italia, ma ville e palazzi, ispirati ai fasti dell’età imperiale e progettati con lo stesso rigore di chiese e basiliche. Donato Bramante e Jacopo Sansovino sono tra i protagonisti del Rinascimento architettonico italiano. Le rovine romane, ben prima della fascinazione che eserciteranno in epoca
romantica, rappresentavano per questi artisti testimonianze di un’età fortunata che per la prima volta nella storia della civiltà si è provato ad eguagliare. Ma soprattutto erano cave a cielo aperto dove reperire marmi tra i più belli dei tre continenti che si affacciano sul Mediterraneo. Con la serie di pavimenti e rivestimenti in pietra Rinascimento, Cotto d’Este presenta due marmi di ispirazione classica, pietre ritrovate alle quali l’azione del tempo ha aggiunto fascino.
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