AGGIUNGI A MyPRODUCTSKACHNAR I - Centro tavola in ottone argentato
Sicuramente produrre oggetti bellissimi è compito prioritario dell’industria del design, ma ancor più, credo, sia necessario, sia insito nel DNA di chi intende il design come una missione scoprire nuovi talenti e dare loro una voce forte e autonoma. In un tempo, come quello che ci troviamo a vivere, di totale omologazione, Driade non demorde rispetto a quest’ ipotesi fondativa. Così se nel 2007 ci ha fatto scoprire, dalla “città proibita” di Pechino, l’impareggiabile Xie Dong, nel 2008, dall’India profonda e dimenticata dei Sik, ci arriva Mann Singh. Enrico Astori ne ha individuato le potenzialità creative, lo ha indotto a dedicarsi, anziché ad un generico design di matrice internazionalista, allariscoperta di forme, di materie e quindi di riti (i riti non dimentichiamolo stanno alla base del nostro rapporto con gli oggetti) della sua terra lontana e antichissima. Paludato nel suo lungo abito bianco, con la barba nera, incolta e rituale, il giovane Mann Singh ci mostra un design diverso, un design non globalizzato: cesti argentati come rami intrecciati, ciotole composte da foglie irrigidite da sollevare nei palmi delle mani in sacri gesti, candelabri arborei (chissà se nella mitologia indiana esiste qualcosa di simile all’eterno impossibile amore tra Apollo e Dafne bloccato nel momento della sua fitomorfica trasformazione). Bellissima infine un’altra serie di ciotole, alte o basse, in argento o nichel, dove il fogliame traforato intacca la continuità del bacile, a raccontare la trasmutazione della materia, la vittoria della natura sulla geometria.