Si potrebbe sostenere che la tecnica, e con essa l’estetica, dello stampaggio rotazionale per i materiali plastici dovesse entrare in una fase “seconda” della sua esistenza. Non poteva essere che Philippe Starck a far compiere al rotazionale un simile passo: bisognava sdoganare tale tecnologia, conclusasi l’emozione delle prime applicazioni, da un’immagine un po’ cheap e conferire ad essa una nuova dignità. Nella collezione da esterno OUT/IN Starck con Eugeni Quitllet procede secondo due traiettorie: con le poltrone dilata le dimensioni, in particolare
l’altezza, trasformando l’oggetto in un guscio, in un baluardo (forse Starck ricorda quelle sedute rifugio, in paglia intrecciata, che, in estate, punteggiano le fredde spiagge del nord). Procede infine ad un’ulteriore nobilitazione attraverso la laccatura lucida che trasforma la poltrona in un trono, un trono da fantascienza (in attesa di un nuovo auspicato episodio della saga di “Guerre Stellari”). Con il divano OUT/IN Starck procede in termini antitetici: non cerca l’“oggetto-personaggio”, piuttosto adotta una serie di raffinati stratagemmi
progettuali normalmente destinate ad “arredi per interni”. Ci basti, a questo proposito, verificare quanto l’inserimento di asciutti piani in alluminio impreziosisca la struttura. Creano “collezione” questa poltrona personaggio e questo divano quasi funzionalista? Certamente, ma nel modo che ci ha insegnato Starck attraverso le sue strordinarie realizzazione di interni ovvero per contrapposizione. Trovando un equilibrio, difficile, inusuale, e proprio per questo sommamente pregnante, nel contrasto. Al di fuori della estetica borghese del “tutto coordinato”.