Mutina

Fiorano Modenese / Italia

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Il profondo legame che unisce Mutina con il distretto modenese della ceramica è testimoniato già dal nome, scelto per rendere omaggio al toponimo latino con cui originariamente veniva identificata la città di Modena. La ceramica di Mutina è concepita come prodotto d’autore e segue un processo sartoriale in cui la tradizione artigianale si combina con la tecnologia; in quest’ottica ha attivato strette e proficue collaborazioni con alcuni tra i migliori designer al mondo, come: Patricia Urquiola, Edward Barber e Jay Osgerby, Ronan e Erwan Bouroullec, Tokujin Yoshioka, Yael Mer e Shay Alkalay di Raw Edges, Konstantin Grcic, Inga Sempè, Hella Jongerious, Nathalie Du Pasquier, Laboratorio Avallone e OeO Studio. Con loro, l’azienda di Fiorano Modenese, valorizza la materia ceramica sperimentando texture e colori, rendendola parte integrante dell’interior design e proponendo veri e propri progetti artistici in cui l’estro dei creativi incontra il know how locale e la sperimentazione. Dalle soluzioni decorative a quelle che esplorano le potenzialità tridimensionali della ceramica, fino alle ricerche sul colore, le collezioni di piastrelle Mutina sono espressione di una incessante sperimentazione, di una continua ricerca di rivestimenti non convenzionali, adatti a tutti i tipi di ambiente.

La ceramica secondo Mutina, un progetto creativo

Sebbene la storia di Mutina abbia più di trent’anni, un momento decisivo nella sua evoluzione si ha nel 2005, quando alla guida del brand s’insedia un gruppo di giovani manager intenzionati a scrivere la storia della ceramica contemporanea basandosi su innovazione, creatività e sperimentazione. Da allora Mutina è diventata una delle aziende più note e affermate al mondo nella produzione di ceramiche di design Made in Italy. Tra i pionieri di questo nuovo corso c’è Patricia Urquiola, autrice della pluripremiata collezione di piastrelle Azulej: una rivisitazione delle antiche maioliche artigianali tipiche della Spagna, prodotte a base di cemento idraulico e proposte in diversi pattern geometrici, astratti e floreali.
Se Urquiola gioca con la decorazione, altri progettisti lavorano sulle potenzialità del 3D: è il caso del designer giapponese Tokujino Yoshioka, che con la collezione di piastrelle in gres porcellanato non smaltato Phenomenon, trae ispirazione dalla natura e dai fenomeni metereologici per disegnare superfici materiche che valorizzano l'abilità dei maestri ceramisti italiani; di Ronan&Erwan Bouroullec, che con Pico danno vita a una serie di piastrelle concrete e metafisiche allo stesso tempo, pensate per rivestimenti interni ed esterni, ideate attorno alla tridimensionalità del punto, scavato o in rilievo; o ancora di Rodolfo Dordoni, che per la collezione di gres porcellanato Stage si basa sull'idea di un calco che non riproduce il materiale a cui somiglia, cioè il tavolato di legno, ma ne racconta il tempo che ne ha modificato la superficie.
Il colore torna protagonista nella collaborazione con Hella Jongerius, un percorso di ricerca cromatica da cui è nata la collezione Diarama, presentata in occasione del Salone del Mobile 2018.
Parallelamente il lavoro con EO Studio ha portato Mutina a superare i confini della ceramica per esplorare nuovi materiali come legno e metallo, elementi architettonici come boiserie, battiscopa ed elementi divisori e oggetti di arredo come specchi, cabinet, mensole, appendiabiti e porta salviette. Tra le collaborazioni più recenti di Mutina c’è quella con l’artista Nathalie du Pasquier, da cui sono nate la collezione di piastrelle colorate Mattonelle Margherita, in gres porcellanato smaltato – declinate in quarantuno diversi pattern disegnati a mano e pensate per scalzare l’idea che le piastrelle siano un rivestimento da usare solo in bagno e in cucina – e Brac, un mattone tridimensionale in terracotta da usare per creare pareti divisorie, setti e strutture murarie.

Casa Mutina, lo spazio milanese della ceramica

Nel 2020 Patricia Urquiola firma Casa Mutina, l’avamposto milanese del brand. Uno spazio nel quartiere di Brera progettato come una vera e propria casa e destinato a ospitare incontri ed eventi speciali, mettendo in relazione l’azienda, i suoi designer, gli appassionati e i professionisti del settore. “Un ‘non-showroom’” l’ha definito Patricia Urquiola in un’intervista ad Archiproducts, “aperto a cambiamenti ed evoluzioni, a scambi e dialoghi. Qui non troviamo i tradizionali ‘display’ di prodotto, bensì il visitatore si ritrova ad esplorare un percorso tattile lungo una passatoia di legno che lo guida attraverso le cinque stanze, ognuna con una propria personalità e funzione”.

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