Architetto di formazione, designer per evoluzione, pittore per vocazione e scrittore per necessità, Tusquets ha trascorso più di sessant'anni spaziando tra discipline diverse senza mai accettare una gerarchia tra loro. Non come pratiche parallele, ma come un unico campo di pensiero. Ciò che definisce il suo lavoro non è il medium, la scala o la categoria, ma un atteggiamento: rigore intellettuale, curiosità senza specializzazione e profonda diffidenza nei dogmi. È proprio questo che il documentario si propone di catturare. Prodotto da Hic&Nunc Filmworks con la partecipazione di RTVE, 3CAT, CaixaForum+ e FILMIN, il film segue Tusquets in un ritmo imprevedibile dove vita e lavoro si intrecciano, mostrando come la sua visione abbia scandito relazioni, progetti e scelte ben oltre la singola disciplina.
L’universo di Oscar Tusquets Blanca
La narrazione cinematografica evita l’ordinario schema cronologico o biografico. Come spiega uno dei registi: "Non eravamo interessati a realizzare un ritratto ufficiale o compiacente. Abbiamo voluto osservare, ascoltare, accompagnare. Entrare nel suo universo, non organizzarlo". La forza di Dios lo ve sta proprio in questo approccio: le discipline non sono mostrate come mondi separati, ma come diverse facce di un'unica visione. Guidato da un principio evidenziato dallo stesso Tusquets — “ho una assoluta incapacità per specializzarmi” — il film fa di questa resistenza alla specializzazione il cuore della sua narrazione.Tusquets, classe 1941, racconta sé stesso sullo schermo con tono diretto e riflessivo: "Il documentario parla più di me come persona che delle mie opere", afferma nella conversazione con BD Barcelona. Le sue riflessioni si intrecciano con le voci di chi lo conosce da vicino, da Miquel Barceló a Antonio López, passando per Mario Vargas Llosa e Milena Busquets. Questi dialoghi non sono semplici testimonianze, ma specchi attraverso cui osservare il suo pensiero. Durante le riprese, i registi Guimerà e Ventura hanno seguito Tusquets in luoghi diversi — dallo studio agli incontri con amici, fino alla quotidianità creativa — costruendo un tessuto di immagini dove il processo conta più dell'opera finita.
Una eredità ancora aperta
Come suggerisce il documentario, questo modo di essere non è rimasto individuale. Ha preso forma nella creazione di BD Barcelona, quando un gruppo di architetti e designer con idee affini ha deciso di produrre le proprie idee, assumersi reali rischi creativi e trattare il design come pratica culturale piuttosto che categoria puramente commerciale. Fin dall'inizio, BD Barcelona è stata parte di un dialogo rigoroso, ribelle e creativo, deliberatamente libero. In questo senso, BD Barcelona è meno un marchio che la conseguenza tangibile di un atteggiamento e di un modo di essere al mondo. In uno dei momenti più intensi, Tusquets affronta con humour e rigore la sua visione del mondo: "La gente dice che sono provocatorio o ribelle. Non è qualcosa che programmo, ma so dire cose che possono risultare provocatorie". Un'affermazione che sintetizza l'attitudine che anima tutta la sua produzione creativa.Forse è per questo che la figura di Oscar Tusquets appare particolarmente attuale oggi. Non come modello da imitare, ma come promemoria del fatto che rigore, rischio e curiosità sono decisioni consapevoli. Vista attraverso la lente di questo documentario, la sua eredità non è fissa o monumentale. Rimane aperta, attiva e irrisolta: è un modo di pensare che parla ancora al presente.
Dios lo ve ha debuttato al Festival di Málaga nel 2025 e ha registrato il tutto esaurito al BCN Film Fest, proseguendo il suo itinerario internazionale nei festival.
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